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Come cambia l’amicizia in età adulta
C’è un momento, nella vita adulta, in cui ci accorgiamo che qualcosa è cambiato. Gli amici di sempre si vedono meno, i messaggi si fanno sporadici e le occasioni per incontrarsi si diradano. Non c’è stato un litigio, nessuna rottura. È successo e basta.
L’amicizia in età adulta non finisce all’improvviso. Si trasforma e, il più delle volte, si assottiglia.
Uno dei primi studi sul tema (Rose & Serafica, 1986) ha individuato quattro motivi principali per cui un’amicizia arriva a chiudersi da adulti: la distanza fisica, l’arrivo di nuove amicizie, il dispiacere o la delusione verso l’amico e l’interferenza di una relazione romantica o del matrimonio. E non sono i soli fattori.
La vita adulta è un “monsone” di responsabilità (lavoro, figli, partner, genitori anziani, incombenze quotidiane). Uno studio dell’Università di Oxford ha mostrato che chi entra in una relazione sentimentale perde in media due legami sociali stretti, e con l’arrivo dei figli il numero cala ancora. Nessuno decide a tavolino di lasciare andare gli amici. Sono le priorità che si spostano, in silenzio.
La pandemia ha reso tutto più evidente. Secondo i dati ISTAT 2022, nel primo anno i legami familiari e amicali hanno avuto un ruolo protettivo importante. Già l’anno successivo, però, la soddisfazione verso le amicizie è crollata fino al livello più basso registrato dal 1993. Le interazioni online avevano preso il posto di quelle in presenza, gli spazi condivisi si erano ridotti e qualcosa si è incrinato.
Il rischio è reale: arrivare a un’età adulta piena di impegni, ma povera di amici.
Perdere amici crescendo e la solitudine che non si vede
La solitudine adulta di solito non si vede. Si può avere una famiglia, un lavoro stabile e una vita in apparenza “piena”, e sentirsi soli lo stesso.

Il sociologo Gerald Mollenhorst ha osservato che, in un arco di sette anni, le persone perdono in media metà dei loro amici più cari. Non per conflitti eclatanti, ma per mancanza di tempo e di occasioni, o perché si smette di investirci.
Qui sta il punto. L’amicizia in età adulta richiede intenzionalità.
La psicologa Marisa Franco, che studia da anni il tema, insiste su un aspetto: ciò che pensiamo dell’amicizia influenza la qualità dei legami. Se crediamo che le amicizie nascano solo “per destino” o “per magia”, rischiamo di restare passivi.
Uno studio di Newall e colleghi (2009) ha dimostrato che chi crede che l’amicizia sia solo una questione di fortuna tende a sentirsi più solo nel tempo. Chi invece la considera qualcosa che richiede impegno ci investe di più e mantiene legami più soddisfacenti.
C’è poi la “teoria della regolazione del rischio” (Murray et al., 2006), secondo cui investiamo nelle relazioni in base a quanto temiamo il rifiuto. Se pensiamo che gli altri ci respingeranno, ci chiudiamo, e la chiusura rischia di diventare una profezia che si autoavvera (Merton, 1948). Temiamo l’ostilità, evitiamo gli altri e finiamo per restare soli.
Esiste anche il movimento opposto, la “profezia di accettazione”. Se partiamo dall’idea di poter essere graditi, ci comportiamo in modo più aperto e caloroso, e questo cambia le probabilità relazionali.
Come fare amicizia da adulti (anche se sembra difficile)
Fare amicizia da adulti sembra complicato. Mancano i contesti automatici della scuola o dell’università, dove bastava sedersi accanto a qualcuno in classe.
Difficile, però, non vuol dire impossibile.
Esistono due forme di evitamento che ostacolano nuove amicizie. Il primo è l’evitamento palese, cioè sottrarsi alle situazioni sociali: si rinuncia a un invito, si resta a casa, si dice “un’altra volta”.
Il secondo è l’evitamento nascosto. Ci si presenta ma non ci si espone, si è lì fisicamente ma distanti sul piano emotivo, magari a scorrere il telefono invece di iniziare una conversazione.
Il timore del rifiuto, secondo la ricerca, è in genere sovrastimato. In uno studio di Nicholas Epley e Juliana Schroeder ai partecipanti è stato chiesto di parlare con sconosciuti durante un tragitto in treno, e nessuno è stato respinto. Il rischio sociale percepito era molto più alto di quello reale.
C’è poi l’effetto di mera esposizione (Zajonc, 1968). Più siamo esposti a una persona o a un contesto, più cresce la familiarità e, con essa, la probabilità di simpatia. Frequentare con costanza gli stessi ambienti (palestra, corsi, gruppi culturali, volontariato) non garantisce amicizie immediate, ma aumenta le possibilità.
Conviene quindi smettere di aspettare e fare il primo passo, anche solo salutando, scambiando due parole o proponendo un caffè.
Coltivare le amicizie è una forma concreta di cura di sé
Creare nuove amicizie conta, ma non meno di mantenere quelle che già abbiamo.

Se non vengono nutriti, nella vita adulta i legami si consumano. A volte basta un messaggio, una telefonata o un incontro fissato in agenda. Marisa Franco suggerisce un esercizio semplice: scorrere i messaggi di un anno fa e scrivere a qualcuno con cui si era in contatto. Anche un gesto così piccolo può riattivare una relazione.
I social network aiutano a tenere un filo, ma non sostituiscono l’incontro dal vivo. Stare nello stesso spazio e cogliere il linguaggio del corpo dell’altro ha un impatto diverso.
Senza amicizie solide, poi, siamo più esposti al rischio di depressione e isolamento. Per questo l’amicizia in età adulta va considerata un fattore protettivo per la salute mentale, e non un lusso.
Crescere comporta inevitabilmente la perdita di alcuni legami, ma ci dà anche la possibilità di scegliere quali relazioni coltivare e quali nuove amicizie costruire.
L’amicizia, alla fine, non capita per caso.
Si costruisce, e merita di essere protetta.





